lunedì 24 dicembre 2018

RadioCarlonia Christmas Special 2018

Puntata mastodontica, impossibile da riassumere negli angusti spazi di un blog. Ci proviamo lo stesso, perché amiamo le oscenità soniche e il frastuono più assordante almeno quanto le sintesi impossibili. E allora abbiamo: l'annosa e irrisolta questione dei 3 stati sociali, quote rosa incredibilmente presenti e partecipi, prof che sfondano la quarta parete ed il vetro della regia per impossessarsi del microfono, richieste da alberghi apparentemente chiusi ma in pieno fermento e fermentazione, forze dell'ordine che contribuiscono al disordine e al caos generale, padri che tentano di riallacciare il rapporto con i figli affidandosi a questa emittente piuttosto che ai santoni di Loreto, l'impegno sociale dalla striscia di Gaza e l'impegno estetico dei bengalesi, figli delle madri del sole che si scoprono adulti e si sottopongono a interventi di colonscopia, ospiti illustri presenti e grandi assenti con indosso t-shirt della Fred Perry, Tabaccai sotto anabolizzanti in fissa con il punk, kritptonite e meth crystal, richieste che arrivano da Boston, dalla Germania e dalla Svizzera viaggiando alla velocità del suono senza mai avere la nausea. Tutto questo e molto altro, in un secchio, con due uova sopra, senza lesinare sul foie gras.
Tutto questo solo su RadioCarlonia, la radio tra la gente, per la gente che odia la gente.
BUON NATALE!
LA scaletta non arriva, che mi si fredda gli spaghetti all'astice di Sora Tereza.

In foto: la prova INCONFUTABILE che qualcuno è un copione: https://ninjatune.net/images/ui/social.jpg

(Scatto della prof, che è buona è non fa causa)




domenica 16 dicembre 2018

Waiting for Babbo Bastardo with 5 dollars in my right hand


Squilla il telefono, 3 di notte. Salto giù con la prontezza di un pompiere in una torrida estate californiana, in mezzo secondo sono sveglio, vigile, lucido. Ogni singolo muscolo pronto a scattare, perché se ti suona il cellulare nel mezzo della fase REM, significa che è successo qualcosa di grave.
Tipo che hanno dato fuoco al Mikkeller con Borg Bjergsø dentro.
Sono El Presidente”.
Sollievo – che sciocco: Il Mikkeller è un birrificio “zingaro”, privo di una propria sede (sucate nerds della birra), non può essere incendiato.
Mash a 67% domani all’hotel Hydrogenos, che è chiuso di inverno. Compilatio auto gestita sfornata per il 24 dicembre. Sera. Ora di cena.
Mi tremano le gambe: angoscia, raccapriccio e tentennamento.
Una S-C-A-D-E-N-Z-A
Ma Presidente, a dire il vero, io dovevo ancora far uscire con la compilatio di Settembr...”.
Silenzio. Nessuna risposta dall’altra parte. Ha già attaccato.
Il Sonno è tornato tra le braccia di Morfeo come un cucciolo di bulldog francese bagnato.
Perché se ti chiama El Presidente, uno che combatte da tempi immemorabili una guerriglia contro la FionsantNestleDupintfidiputt a colpi di melanzane e pomodori con una ferocia da far apparire il Joe Mondragon di Milagro come un pupa George TexMex, uno che quando l’uomo del monte gli chiese il permesso di attraversare le sue proprietà “lasciò l’aratro ancora nel solco, chiese a Massimetto di portargli la toga, si deterse il sudore e indossò le armi” e Cincinnato muto, si può fare solo una cosa: Obbedire.
Indosso la vestaglia di seta con il logo dei primal scream sulla schiena, raggiungo la cucina, mi verso un uischetto, apro il PC, indosso le cuffie, sospiro: 
“Mi chiamo Charlie Scarpino, Dirigo Radio Carlonia, gli dei mi perdonino”.

Cosa ci insegna quanto scritto Sopra (per gli affetti da DSA e per chi non ha pazienza di leggere 2 righe in croce):

Significa che a grande richiesta (1 persona, El presidente, leader indiscusso del sacro birrificio Pyongyang Brewery), torna la compilatio autogestita da voi, miei piccoli ascoltatori: siccome il tempo è tiranno e la voglia pure peggio, ecco le istruzioni da seguire per mandare in onda la vostra richiesta.
Mandare un messaggio, scritto (peggio) o vocale (meglio), entro le 23:59 del 23 dicembre, a charlie.radiocarlonia@gmail.com, specificando:
  1. Il vostro nome/soprannome/epiteto spregiativo con cui il popolino armato di torce e forconi e solito additarvi
  2. La vostra richiesta, composta da titolo del brano, artista e possibilmente album
Mi raccomando, aderite numerosi e ricordate: se la puntata viene uno schifo, E’ COLPA VOSTRA!

Questa invece è una ficata, as usual.

In foto: Batman kiss bass player incita tutti a mandare la compilatio di natale sotto i rami di mini-spelacchio (copyright: la prof sfebbrata)



Traccia (Gruppo; Album)

  1. Sigla_Jessica Jones Main Theme (Sean Callery; Jessica Jones OST)
  2. Kallans Ateruppandelese (Anna Von Hausswolf; Dead Magic)
  3. Back on the Chain Gang (Morrissey; California Son)
  4. I know it’s over (Jeff Bucley; You and I)
  5. Sand Castles (Paul Weller; True Meanings)
  6. My Shadow Life (Mark Lanegan & Duke Garwood; With Animals)
  7. Tides (Suede; The Blue Hour)
  8. Malaria (Kaltes Klares Wasser; Kaltes Klares Wasser)
  9. Carolyns Fingers (Cocteau Twins; Blue Bell Knoll)
  10. 02 Be True to Your Bar (The Magnetic Fields; 50 songs Memoir)
  11. Time Elastic (Laish; Time Elastic)
  12. Dagger (Slowdive; Souvlaki)
  13. La Nuit Revient (Dernière Volonté; Devant Le Miroir)
  14. Hunter (Anna Calvi; Hunter)
  15. White Eyes (The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble; From the Stairwell)




sabato 24 novembre 2018

Anna Calvi@Largo Venue 20181123


“Un ottimo album pieno di gemme nascoste, sfumature accorte e di ricercate sottigliezza, la conferma di un talento, un elogio liberatorio ed ispirato alla pansessualità, che però...però risulta monco del PEZZO, della killing track che lo renda davvero memorabile, quando il suo predecessore, quell’One Breath che ha donato le luci della ribalta alla trentotenne cantatutrice britannica, ne era così ricco.”
Unanimi i commenti della critica per l’album numero 3 della signorina Calvi.
Un ciurlare nel manico per non dire che dopo 5 anni, un lasso di tempo enorme nei tempi della musica tutto e subito e gratis, dall’ingombrante lavoro precedente, ci si aspettava di più oppure un monito, vigliacco e timorato, per spiegare che per capirci qualcosa di the Hunter, li va dedicato tanto tempo e tanti ripetuti ascolti, quanti non ci si aspettano da un album dalla durata di circa 45 minuti?
Questi i dubbi che mi attagliano mentre varco per la prima volta le porte del Largo, grazie alle capacità della Prof, mio sapiente navigatore, in un’atmosfera di disagio crescente: perché i buttafuori sono tutti gentili? Perché la birra non è troppo annacquata? Perché la barista mi ringrazia quando pago e respinge in fondo alla sala, fulminandole all’istante, le due sciacquette che tentano di saltare la fila? Come si fa a rendere dal vivo i complessi arrangiamenti di cui si nutrono gli LP di colei che ha avuto i natali in un sobborgo di Londra di cui ignoravo l’esistenza senza l’aiuto di wikipedia? Come facevano a sapere le cose prima di wikipedia?
Si spengono le luci, la strumentazione ci appare invero scarna scarna: alla destra del palco una batteria, dietro le cui pelli siede un tizio con stampato sulla faccia “Session Man” che si vede lontano un miglio che ha studiato alla scuola di entusiasmo per bidelli di Geoff Farina, mentre alla sinistra, tra sinistri pezzi metallici, tastiera e synth campeggia una clone Kim Gordon, costretta a lavorare di natale in un grande magazzino perché Thurston Moore non le paga gli alimenti.
Alle 22.24, sullo sfondo un un sipario rosso, fa il suo ingresso in scena Anna Margaret Michelle, camicia cremisi di ordinanza e pantaloni alla zuawa, una bambina che ha pasticciato con i trucchi della madre e per cui ti chiedi dove possa trovare la forza per reggere la telecaster.
E gioca, la Calvi, ad apparire allucinata, quando invece, e lo dimostrerà per tutto la durate del concerto, è un’accorta calcolatrice, implacabile ed impeccabile nell’esecuzione, abile nel calibrare ruoli e tonalità sempre diverse, impressionante nel suo smarcarsi dalle aspettative dei presenti, ad esempio un solo ripescaggio-imho minore- da One Breath, quanto nello stupire, meravigliare, e fomentare come di rado mi capita ormai ad un concerto.
Una predatrice di 150 centimetri che sa bene che le fondamenta della sua poetica non si basano su archi e orpelli di cori, accorati atti di prestigio da studi o miriadi di sovra-incisioni, ma su due sole cose: una voce e una chitarra, pronte a piegarsi ad ogni suo volere.
Ed è appunto Hunter che apre le danze: minimale tappeto di batteria e tastiere, e un canto pieno ed avvolgente, che coccola e scalda il pubblico, con la reiterazione di quel “want to play”che un manifesto ed una dichiarazione programmatica: un continuo giocare/recitare, un trasformarsi e reinventarsi che è l’essenza dell’essere artista, perché, sia sa, le pietre rotolanti, etc.etc.. La sei corde rimane in panchina, ceselli distorti e straziati rivelati con parsimonia.
Sgocciolare di arpeggi tronfi di delay, flanger, pigra lussuria e simulato tremore seduttivo nel ritornello per la successiva swimming pool, ed è quindi la volta volta di As the Man, che cresce, cresce ed esplode in un trionfo di grattugiare sulla chitarra.
Indies o Paradise si fa perdonare l’uso del basso pre registrato, portandoci sulla rotta di Magellano utilizzando come vele le coperte di una generosa meretrice, senza risparmiarci una tempesta gonfia di distorsioni e fuzz.
Wish inizia con un reiterare di due accordi sferragliati con grazioso furore punk che ci lancia in un head banging degno dei vecchi tempi del Traffic, con clone kim che si assenta per fumarsi una sigaretta in bagno lontano dal capo reparto e tornare giusto in tempo per innalzare, con bordate incandescenti di tasti bianchi e neri, la minuta leader su una torre di babele pronta a portarsi a letto Dio, ma giunta in cima, questa rotola giù piegandosi su se stessa e sulla fender, e mentre compaiono echi dei Suicide, Anniuska incombe sul microfono come una Medea pronta a fare scempio delle carni dei figli e tutto viene avvolto da luci rosse che pare di stare su un set cinematografico in compagnia di Luciano Tovoli e sostanze psicoattive varie usate in maniera creativa e ricreativa.
E’ l’apice del concerto che rivela tutta la natura di the Hunter: un album scritto, pensato e provato a lungo, ma incapace di racchiudere nella sua durata brani che hanno ormai poco della forma canzone tradizionale e che mal si adattano al concetto stesso di disco. Un compromesso doloroso tra cosa si voleva scrivere, tanto, forse troppo, e l’esigenza ad una certa, di tirare le fila e pubblicare.
Piace pensare che da qualche parte esistano registrazioni delle sessioni di incisione, tipo che so, una The Hunter-Get Up with It edition, libere dai vincoli della durata, dove ogni composizione viene provata senza sosta, fino a deformarsi e rinascere altra, un oroboro sonico che trova senso solo nel suo continuo esistere.
Da qui in poi il concerto continua in maniera ottima ed impeccabile, ma privo di quel gusto avventuroso che lo ha caratterizzato fino a questo momento.
Ecco quindi l’oscuro languore elettrico di Away e tre brani pescati dal passato: il divertissment chitarristico di Rider to the Sea, una Sing to Me resa con verve di consumata e tascabile diva e il nervoso ammiccare di I’ll be your man, che strappano applausi a mani basse.
Si ritorna sull’ottovolante del parco di giochi a tema Kama, con lo sbarazzino incedere di Don't Beat the Girl Out of My Boy, che fa dondolare con sorriso ebete pure chi fa la fila per il bagno.  
Alpha, Les Rallizes Dénudés sotto sedativo, chiude la prima parte della performance.
Nell’encore si concede di nuovo un contentino ai fan della prima ora con le briose atmosfere di Desire ed è poi la volta del gran finale.
Suicide si diceva sopra e Anna Pocket decide di fare sua la celeberrima Ghost Rider. Un me molto più giovane scriveva su queste pagine che il primo brano dell’esordio a firma Alan Vega e Martin Rev era il fantasma elettrico del rock’n’roll che ballava, sbavando epilettico, in un cimitero di auto abbandonate, in attesa di essere dimenticato. Lo spirito della vendetta fuso con Anna gnoma, invece, sarà stato pure sepolto, ma qui scava gioioso e selvaggio verso la superficie, con vogliosa ed irrefrenabile verve.
Sbaglia direzione, perde senso dell’orientamento, torna indietro, ma non gliene importa più di tanto, conserva il suo ghigno anfetaminico, assolutamente certo che prima o poi riuscirà a rivedere le stelle e a re-indossare il suo giubotto di splendente pelle nera.
Dopo un’ora e cinque si riaccendono le luci.Sorridono tutti.
Un’artista enorme.

Charlie "Aguirre" Scarpino

giovedì 9 agosto 2018

Guerilla Compilazio di mezza estate

Io e quel cicciobomba del barone Harkonnen,  rigorosamente in tenuta ufficiale per le serate estive, canotta di cotone sintetico, calzoncino di plastica cinese e piedi a bagno nella pentola della pasta, stiamo allegramente discutendo su come fare il coolo a quei precisini della fungia* degli Atreides, quando veniamo colti dalla notizia che l'era scorpione sta arrivando, annunciata da un meccanico senza nome in sella ad una bmx fiammeggiante, con un giubbotto tamarro, uno stecchino in bocca, le sembianze di un culturista con i capelli di nino d'angelo e un'insana passione per i martelli e i pippolotti moralizzanti (del tipo che hanno fatto bene a bandire i concerti sui NOFX per una battuta**. Una battuta, cristo santo) .
Ingurgitiamo in fretta e furia un pericoloso mix di anguria e spezia, e via juju nelle discese siderali.
Perché anche se fa caldo, la canicola strazia le carni e l'umidità giunglesca fa marcire l'umore, RadioCarlonia non va mai in vacanza.
La compilazio guerilla si avvicina silenziosa, inguainata nel suo cuoio più elegante, per stringere le mani intorno al collo della vittima malcapitata, e poi via, come se non fosse mai stata lì, sempre certa di non finire mai a penzolare su una forca libanese. E che una tomba per due, malgrado la suo piacevole frescura, non sia posto per lei.
Meglio - senz'altro meglio-cantare sereni le gioie del metadone in quel della Scozia, in compagnia di Robert Carlyle e narcotizzati sodali, ricordando le liete ore trascorse rotolandosi nelle praterie morte per la gioia del Khan, nella speranza di ingraziarsene il favore e mettere le mani sul suo milione di lire turche per potersi comprare una macchina fiorentina, senza una rossa anoressica dentro e spronare l'assalto al cielo sui Pireni alla conquista della maglia gialla.  O verde. O a pois. O almeno pulita, che dobbiamo concederci una messa in piega virile e vigorosa, al clangore del cozzare dei rasoi in delle croci street, prima di rinfilarci la nostra tuta di astronauta alla canapa, alla volta di casa, passando per un tunnel tedesco  costruito da visionari ingegneri giapponesi, consci che solo il ricordo della prima volta in cui ho visto il tuo volto può spezzarmi il cuore.
Ci dovrebbe essere tutto. Più o meno.
In foto: una famiglia del New England, prima di consumare il suo parco pasto a base di segale cornuta e perdersi in allucinazioni mistiche, ringrazia la redazione per l'uscita della nuova compilazio.
Bonus: durante la trasmissione sono stati invertiti nome del disco e nome del gruppo. A chi indovina per quale brano sia successo, un bel week end in New England. Ed una fornitura di segale cornuta a vita, va.



Traccia (Gruppo; Album)

0.Sigla_Jessica Jones Main Theme (Sean Callery; Jessica Jones OST) 
1.Leather (U.N.K.L.E.; Scorpio Rising)
2.Your Hands around my throat (U.N.K.L.E.; Scorpio Rising)
3.June (Florence and The Machine; Hope)
4.Gallowdance (Lebanon Hanover; Tomb for Two)
5.Sing (Blur;Trainspotting OST)
6.I am so glad (Dead Meadow; The Nothing They Need)
7.Millionenspiel (Can; The Lost Tapes)
8.Tunnel (Minami Deutsch; With Dim Light)
9.In a ghetto (Juju; Our Mother Was A Plant)
10.When I See Her Ill Tell Her (Greyskull; Eighties Kids)
11.Marijuanaut's Theme (Sleep; The Sciences)
12.End Titles (Daft Punk; Tron Legacy OST) 
13.The first time ever I saw your face (Johnny Cash;  American IV: The Man Comes Around) 


*copyright antro atomico del dr manhattan (https://docmanhattan.blogspot.com/)
**true and sad story amici ascoltatori: https://theblast.com/nofx-dropped-punk-in-drublic-festival/

domenica 24 dicembre 2017

A RadioCarlonia's carol (Charles Dickens ce spiccia casa)

In tempo record arriva la compilatio di natale 2017, più o meno quando i vermi avranno incominciato a farsi strada nelle carni del cardinale del Law, che finalmente farà buon uso della sua carcassa.
Registrata in fretta, buona alla prima, prodotta alla come viene, ma -oh, questa è una radio punk.
Scaletta e note di approfondimento seguiranno quanto prima.
Nel mentre, semplicemente best puntata ever. Ora torno a inzuppare il torrone nel bourbon.

lunedì 18 dicembre 2017

RadioCarlonia incontra la teoria delle stringhe


E’ successo, è inevitabile.

Su un autobus strapieno di persone strabordanti bile, diretti verso otto ore di mattatoio chanel numero cinque. O su una spiaggia densa di infanti terribili ed urlanti, il cui significativo ultimo della loro esistenza è perforarvi le orecchie, mentre silenziosamente tifate Erode. In una corsia al pronto soccorso alle quattro e dodici del mattino, tra infermieri che hanno fatto dell’insensibilità un’arte e un tossico che sta per vomitarvi addosso la sua ipersensibilità, insieme ai resti della sua ultima cena di tre giorni prima. Imbottigliati nel traffico mentre un sub-umano urla ingiurie contro il vostro albero genealogico, davanti allo specchio del bagno con i rimasugli della schiuma da barba in faccia e ferite in volto come neanche quando si rasa Scorsese Martin, sull’uscio della porta che avete aperto per sbaglio a chi vuole proporvi un nuovo contratto della luce, inconsapevole del black out della vostra esistenza.



E’ accaduto che si è impadronito di voi il dubbio che un io di una realtà parallela abbia scambiato il suo posto con il vostro. 
Tipo Sliding Doors , per coloro che sanno che Gwynethona è l’incarnazione di ogni cosa buona e giusta, o Mr Nobody, per gli esecrabili hipster per cui avrebbe senso ripristinare il 1° reggimento dei dragoni dello zar e la loro sana abitudine di prendere a sciabolate la gente.

Non siete in grado di spiegare perché le cose siano andate a puttane e come sia possibile che abbiate deviato dal percorso di felicità e successo cui vi siete dedicati a costruire in ogni singolo minuto della vostra esistenza passata. 
Avete la falsa consapevolezza che non dovreste essere su quell’autobus, su quella spiaggia, in quel pronto soccorso, in quella corsia, in quel bagno, su quell’uscio.


Cut the crap.


Avete fatto tutto bene. 
Avete fatto quanto serviva ad arrivare qui. 
A leggere questo editoriale. 
A farvi prendere coscienza che il prossimo RadioCarlonia Christmas Special lo fate voi.

Come?

Mandando una richiesta registrata audio (se proprio non ce la fate, timidoni, va bene pure scritta, ma meglio audio che non c’abbiamo voglia di fare una mazza), a charlie.radiocarlonia@gmail.com:

  • Presentandovi
  • Indicando il pezzo che volete sentire (titolo ed autore)
  • Introducendo il suddetto brano

Un breve esempio:

Salve, sono il Cutrufio, e vorrei dedicare “Sadhu Satana” degli Impaled Nazarene a Gesù bambino, affinché quest’anno scelga un altro pianeta dove nascere.

Le richieste dovranno pervenire entro, e non oltre, le 08.00 am del 24 dicembre, così usciamo in diretta insieme a Radio Maria e famo mori gonfi... rosicare il pa...lo spara banalità che parla come Speedy Gonzalez.
Oh, se poi dovete andare all’infermo, per colpa del vostro dopplanger più in gamba, almeno ci andate con la compilatio più gajarda della galassia sparate a palla nelle orecchie!
PS
Niente da dire sulla compilatio attuale, il solito concentrato di chicche che solo su queste frequenze potete ascoltare, selezionate dalla redazione più bella (in senso fisico e metafisico) di sempre. In copertina: Lo stile. Chi c’era, sa. Chi non c’era, si attrezzi. 

CLICCA PER ASCOLTARE IN STREAMING SUL SITO DI MIXCLOUD 

Oppure, PREMI IL TASTO PLAY QUI SOTTO!




 Traccia (Gruppo; Album)


  1. Sigla_Jessica Jones Main Theme (Sean Callery; Jessica Jones OST) 
  2. City monk (Gnoomes; Tschack!)
  3. The underside of power (Algiers; The Underside of Power)
  4. Black river (Bomb the bass feat.Mark Lanegan; Future Chaos)
  5. Drive (The Paradise Motel; Flight Paths)
  6. Faded afternoon (Filthy Friends; Invitation)
  7. Oragan accumulator (Sula Bassana; Organ Accumulator)
  8. These are the days (Lift to Experience; The Texas Jerusalem Crossroads)
  9. Drive (R.E.M; Automatic for the people)
  10. A kind of leaving (Golden Retriever; Rotations)
  11. Home is a question mark (Morrissey; Low in the high school)
  12. The sprawl (Sonic Youth; Live in studio 2007)
  13. Eyes and smiles (Bark Psychosis; Hex)
 

giovedì 2 marzo 2017

La Radio Sul Mirino

Torna l'appuntamento tronfio di oscenità e gravido di furore della radio tra la gente per la gente che odia le gente, le ragazze fa innamorare e l'internetto gridar. Telefonate da sordide bettole sorte come escrescenze tumorali di centri commerciali di profonda periferia, Sonic Boom e Jason Pierce non ancora spiritualizzato a spasso con un Gesù versione Giovanardi, le Adore vs i Rolling Stones, ragazze australiane dal nome italiano a bordo di macchine che si muovono veloci contro il muro più vicino, le teste di serie del football americano che si danno all'emocore mentre i field mice tirano giù la saracinesca su una relazione di lunga durata.
E ancora: filtrare duro con la Chiesa Cattolica per far cacciare al pretaccio/gestore/magnaccia un biglietto di Gimme Danger, magari trasmesso subito prima di quella versione di Pollicino che le suore cappellone proiettavano a nastro regalando incubi per anni a venire agli infanti posti sotto le loro cure, raffinate atmosfere geeeze, vittorie minori ottenute dai più improbabili degli sfigati e dal più probabile degli eroi post-scozzesi. E sul finale un omaggio che è pure un mezzo pistolotto venuto un po' così.
Slacciate il primo bottone della camicia, stappate una birretta, gettatevi sul divano e alzate il volume.
RadioCarlonia è qui.

DAJE CHE E' VENERDI' 

PS la puntata è dedicata alla memoria del regista Seijun Suzuki scomparso lo scorso 13 febbraio. Il suo film più celebre, la Farfalla sul mirino, a 50 anni di distanza dalla sua uscita, riesce ancora ad essere malsano e disturbante.

COOP-IL-AZIO DISPONIBILE QUI

[UPDATE]

ASCOLTA IN STREAMING

Traccia (Gruppo; Album)
00.Sigla_Jessica Jones Main Theme (Sean Callery; Jessica Jones OST) 
01.Walking down with jesus (Spacemen 3; Perfect Prescription)
02.Answers (Savages; Adore)
03.Rip this joint (The Rolling Stones; Exile on Main St.)
04.Fast moving cars (Carla Dal Forno; Fast Moving Cars)
05.Gimme danger (The Stooges; Raw Power)
06.Summer Ends (American Football; American Football)
07.End of the affair (The Field Mice; Snowball)
08.Time moves slow (BadBadNotGood; IV)
09.One Hundred ropes (Minor Victories; Minor Victories)

10.This is not America (Pat Metheny Group Feat.David Bowie; The Falcon and The Snowman OST)